Quello che non vi hanno detto sull’attentato al Charlie Hebdo

di Antonio Aino e Raffaele Cars

Ore 11:30, Parigi: kalashnikov alla mano, due uomini incappucciati irrompono nella sede del giornale satirico Charlie Hebdo. Si sentono delle urla: “Allah Akbar!” (Dio è grande), poi gli spari. Il bilancio è tragico: 12 morti, tra cui il direttore del giornale satirico Stephan Charbonnier, detto Charb, 4 famosi vignettisti e 2 poliziotti. Nel giro di pochi minuti sono già in rete i video girati da chi si era messo in salvo sui tetti degli edifici circostanti, e sono testimonianze di una violenza brutale, ma soprattutto di un piano lucido, e non un’ improvvisazione. Mentre vi scriviamo queste righe, i tre attentatori sono ormai braccati, e molto probabilmente nelle prossime ore saranno catturati. Si tratta di stranieri-combattenti: persone europee, con origini o meno islamiche, che hanno partecipato alle guerre sante dell’Isis in Iraq o in Siria, e che sono tornate in Europa per fare proseliti e soprattutto per compiere gesta come quelle di ieri mattina, attentati terroristici volti a diffondere il messaggio di un Islam forte ed intoccabile, che punta alla conquista del mondo e alla punizione degli eretici.

Il senso dell’odio: Quello che emerge è il quadro di un oramai inevitabile scontro fra oriente ed occidente: ieri ed oggi tante persone hanno scritto che l’estremismo islamico ha voluto tappare la bocca all’informazione occidentale. E la questione è sicuramente così: ma la portata simbolica di questo attentato sottende una serie di problemi pratici, in cui le due “fazioni” hanno le medesime colpe. Innanzitutto la politica occidentale nei confronti delle popolazioni e delle nazioni islamiche, è stata sempre invasiva: le più recenti guerre in Afghanistan ed in Iraq, sono il simbolo di un Occidente, rappresentato dagli USA, che dalla prima guerra del Golfo all’ 11 Settembre, invade l’Oriente e lo sottomette, con la scusa di esportare la democrazia, ma spinto essenzialmente da motivi economici. In modo disincantato, sostenuti dalla storia, noi non crediamo al solo portato ideologico degli eventi: una guerra a scopo umanitario, nasconde delle motivazioni economiche, come una guerra santa ha la sua giustificazione pratica nella volontà di possedere, arricchirsi, e togliere forze all’avversario. Ecco perché lo scontro tra Occidente ed Oriente si dimostra, essenzialmente economico. Ma al di sopra di questo strato, se ne sono sedimentati tanti altri, che spostano le motivazioni del conflitto dal piano dei soldi a quello dell’ideologia, soprattutto religiosa: le forze estremiste islamiche, usano come collante ideologico la religione (un po’ come fece lo stesso Maometto agli esordi dell’Islam intorno al 600 d.C., ma questa è un’altra storia), dipingendo l’Occidente come il nemico eretico da combattere per volere di Dio. Questa è ovviamente una perversione del messaggio religioso musulmano originario: a differenza di altri, siamo ben coscienti del fatto che l’identità Islam=Al Qaeda o Islam= Isis è completamente sbagliata. L’ideologia, pervertita, rende possibile creare quel nemico comune che è l’Occidente, unire le folle, e far divenire santa una guerra. Allo stesso modo l’Occidente, nella sua discutibile pretesa di superiorità nei confronti dell’Oriente, non ha fatto altro che promulgare quell’identità che prima abbiamo noi negato: Islam=Estremismo, e gli estremisti vanno combattuti al fine di esportare la democrazia. Pensiamo solamente al caso italiano, dove un partito basa la sua propaganda sull’odio nei confronti dello straniero, ed ha successo. Tutto ciò non fa altro che prefigurare uno scontro definitivo tra i due opposti, che sembra assumere in modo assurdamente anacronistico le sembianze di una crociata: Ovest contro Est, Cattolicesimo contro Islam.

Un disco rotto: In un decennio dove il media personalizzato (internet) disintegra come audience i media classici, le televisioni sono sempre di più costrette a dirci ciò che la popolazione media vuole sentirsi dire. Ed è così che Salvini – così come tanti altri politici che basano la propaganda sull’odio verso l‘altro – ieri davanti alla tv si sarà sfregato la mani dalla gioia. Per la Lega questo attentato a cade a pennello. Da quando è stato mosso l’attentato verso Charlie Hebdo, in Italia non si è fatto altro che parlare della paura di avere le moschee e Milano, del terrore di Mare Nostrum e di tutte queste stronzate con cui è molto facile raccattare votanti mediocri dopo una strage simile. Nessuno ci ha illuminato sulle cause storiche, sociali, religiose, degli attentati a cui stiamo assistendo da tredici anni. Si continua a parlare esclusivamente di una libertà di stampa repressa (certo, è un argomento caldo, ma se avete letto tutto il nostro articolo, vi sarete accorti che ne è stata solo una conseguenza), quando, come affermato sopra, non è la chiave dell’attentato.

Quindi, amici, non fatevi ingannare da chi vi vende merda spacciandola per cioccolata, perché in questi giorni è davvero molto semplice.

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